12.Dic.2017 
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Civita di bagnoregio - Il futuro di Civita

Il paesino del viterbese sembrava destinato a scomparire per gli smottamenti del terreno argilloso. Invece grazie all'intevento di un'associazione dai membri illustri, si è provveduto al consolidamento geologico e al recupero del centro storico, spiega il critico - « Qui, a 18 anni, scoprii la mia passione per il Bello»


"Il Borgo ha un unico accesso"
Una veduta suggestiva del borgo.
Asinistra Vittorio Sgarbi, 51 anni,
davanti alla Porta di Santa Maria.
«Oggi è l'unico accesso », spiega il
critico, « mentre prima del terribile
terremoto del 1695, Civita aveva
altre quattro entrate monumentali»

"La città che muore" ... fu Bonaventura Tecchi a, scrittore oggi ingiustamente dimenticato, a lanciare la malinconica profezia nel libro Antica Terra.

"L'antico borgo è condannato", scrisse, con chissà quanto dolore nel cuore, del suo luogo natale.
"Pochi anni ancora... poi la fine è sicura... appollaiato sul tufo, circondato da tutte le parti solo dall'aria ... E' più miracolato che cosa vera, più leggenda che realtà. Il suo nome antico è semplice: Civita, senza aggettivi e senza altre specificazioni".

Civita, la città che smotta sul piano argilloso e che guarda da una parte Bagnoregio e dall'altra la selvaggia, magnifica Valle dei Calanchi, è la meta che voglio guadagnarmi, di là da un brutto ponte in cemento armato. E' il primo giorno di rigore invernale con la tramontana che soffia.

Per attraversare il viadotto costruito negli anni Sessanta (il ponte ad arcate, in muratura, crollò per i bombardamenti dell'ultima guerra) mi faccio prestare un cappotto. Cammino, cercando di resistere al vento, e m'interrogo.
Venni qui per la prima volta negli anni Sessanta dopo aver letto un articolo proprio su Oggi.
Allora non si parlava di paese sfigurato dagli scempi come faccio io nella mia quotidiana battaglia; all'epoca era piuttosto in voga il tema romntico della città destinata a perire. O forse furono i versi di Dante su San Bonaventura ad attirarmi tra le antiche vie, tra i diruti palazzi di tufo che hanno sempre stipiti e riquadrature in pietra basaltica?

Vittorio Sgarbi


Bagnoregio: l'idea del «progetto Civita»
Nell'articolo pubblicato su CorrierEconomia del 12 maggio ho letto, a firma di Sergio Rizzo, cose a cui vorrei con molta serenità aggiungere qualche postilla chiarificatoria.
L'idea del «progetto Civita», così allora, nella primavera del 1987, si chiamava, nacque intorno ad un tavolo del ristorantino «Il Forno» in Civita di Bagnoregio, presenti il prof. Gianfranco Imperatori, l'arch. Portoghesi, il titolare di una impresa locale e il sottoscritto.
Seguirono a breve scadenza pomposi convegni, con personaggi e imprese pubbliche e private di grande spicco, pubblicazioni, progetti faraonicisia per il consolidamento delle rupe di Civita;sia per fare di Civita di Bagnoregio, si favoleggiò, un «eremo» internazionale per l'informatica.
Ebbene, fallito sul nascere un progetto di oltre 50 miliardi di vecchie lire, da finanziare con fondi Fio, si è dissolto anche il progetto per l'informatica, come pure, al di là di alcune vanitose quanto serili passerelle di personaggi celebri, sono scomparsi gli importanti sponsor pubblici e privati che, aumentati, sono ancora presenti nella odierna, e potente «Associazione Civita».
Che cosa è rimasto? Al di là di 4 miliardi di vecchie lire ottenuti nel 1988 dalla amministrazione da me presieduta e concessi dalla Protezione civile, messi in opera dalla Soc. Grassetto, è rimasto quasi intatto il rischio di crollo della rupe, tamponato con qualche intervento sporadico.
Oggi, scomparsa, totalmente Civita dal radar, intasato dai grandi interessi, della «Associazione Civita», abbiamo faticosamente ricominciato a progettare con concretezza, ad investire di nuovo attraverso il canale pubblico, rappresentato dalla regione Lazio e con l'intervento privato da parte di un gruppo finanziario che fa riferimento all'avv. Stefano Pulsoni, noto personaggio dell'ambiente finanziario nazionale ed europeo, che intorno a Civita e per Civita ha trovato l'interesse per impostare una concreta iniziativa recettiva e congressuale, vitale per riaccendere l'attenzione internazionale, verso il complesso ambientale e monumentale unico al mondo, di Civita di Bagnoregio.
I potenti Soci (lo scrivo con la maiuscola perché sono un po' impaurito) dell'Associazione Civita e del Consorzio Civita, aspiranti gestori della cultura del mondo, quando leggono il titolo della Associazione e vedono il «logo» inequivocabilmente riferito a Civita, non sentono un certo rimorso?

Erino Pompei
Sindaco di Bagnoregio (Vt)
Corriere della Sera, 30 Maggio 2003


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