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civita di bagnoregio - Informazioni

Chiesa di S.Donato

La Chiesa, dedicata a San Donato Vescovo e Martire, sorge in corrispondenza dell'antico foro all'incrocio del cardo e decumano dell' antico impianto urbanistico romano. All'anno 600 risale una lettera di San Gregorio Magno, con la quale il Pontefice si riserva la ratifica dell'elezione del Diacono Giovanni, scelto dagli abitanti di Bagnoregio come Vescovo.

Il prima documento, dove viene espressamente citata l'antica Cattedrale, è un atto, datato 1211, del Vescovo Albone il quale cede al rettore della Chiesa di S. Clemente, a Rota, il primo stallo del coro alla sua destra.
Ai secoli Xlo XW risale la costruzione del campanile e dell'antica Cattedrale d'impianto basilicale a tre navate con terminazione triabsidata e dotata d'un portico esterno, come risulta dallo statuto comunale di Bagnoregio del 1373. Nel 1511 sotto l'impulso del Vescovo diocesano Ferdinando di Castiglia la Chiesa è sottoposta a importanti lavori di rinnovamento in forme rinascimentali sotto la direzione dell'architetto Cola di Matteuccio da Caprarola, attivo anche nel cantiere della Madonna della Consoloziane a Todi. La zona presbiteriale viene coperta da volte a crociera e la facciata, scandita da due ordini sovrapposti, vede l'aggiunta, nel 1527, del portale centrale dono del Vescovo Mercurio Vipera, e, nel 1547, i due portali laterali dono del Canonico Andrea da Pomo. Dalle relazioni delle Visite Pastorali, conservate nell' archivio vescovi le di Bagnoregio, sappiamo della presenza di dodici altari secondari e di un "osso piscis" appeso alla trave di centro nella tribuna.

Del 1563 è la prima notizia riguardante l'orologio del campanile a proposito del cosiddetto "tempratore". Nell' anno 1695 un disastroso terremoto, con epicentro nel comune di Bagnoregio, danneggia gravemente l' abitato di Civita. La Chiesa di S. Donato viene in parte distrutta e il Papa Innocenzo XII, con propio chirografo, assegna 500 scudi per la ricostruzione nominando responsabile della fabbrica il Cardinale Barbarigo, Vescovo di Montefiascone, con l'ordine di riedificarla in "Forma Parrochialis". Nel 1699 lo stesso Papa con "Motu propio super universas ecclesias" autorizza il trasferimento della Cattedrale da Civita a Bagnoregio. Nei capitolati di spesa della Compagnia di S. Pietro sono annotate tutte le spese occorse nella ricostruzione con note d'acquisto di travi, limette, canali, mattoni, calce e note di pagamento del capomastro Antonio Andolfi, dei muratori, e dei manovali tra cui erano. presenti numerose donne. Gli abitanti di Civita si offrirono di trasportare tutto il materiale a titolo gratuito. La spesa complessiva ammontò a 416 scudi e 65 baiocchi. Solo nel 1707 si ritorna ad officiare i sacramenti all'interno della chiesa come risulta dal libro dei Battesimi e dal libro dei Morti. Il Vescovo Onofrio Pini procede, nel 1724, alla riconsacrazione della Chiesa e nell' anno 1728 incarica lo scultore Michelangelo Calcioni da Foligno di realizzare il nuovo Altare Maggiore. Negli anni novanta del 1700 viene realizzata la nuova sagrestia e la pavimentazione delle navate e del presbiterio. AI 1817 risale un inventario dei beni della Chiesa, fatto dal Parroco Angelo de Sanctis, su richiesta del Vescovo lacobini, con una dettagliata descrizione della Chiesa, degli Altari, e delle lapidi tombali, andate rimosse durante l'ultimo intervento di restauro ad opera della Sovrintendenza con la pretesa e l'intento di riportare ad un ipotetico stato "primitivo" l'antico impianto basilicale romanico, trascurando o ignorando le travagliate vicende del manufatto sottoposto a crolli e ricostruzioni con una continua stratificazione secolari, testimonazia del tempo e di ricordi da tramandare, nel rispetto della storia sia religiosa che architettonica dell' antica Cattedrale di S. Donato.

RESTAURO CONSERVATIVO
DEL CRISTO DI CIVITA DI BAGNOREGIO


CRISTO LIGNEO POLICROMO DEL XV sec. DELLA CIllESA SAN DONATO VESCOVO E MARTIRE

Il Crocefisso è l'opera più interessante della Chiesa, trattasi di una scultura lignea quattrocentesca, che richiama lo stile della scuola di Donatello. L'opera è ammirevole per il realismo e l'intensità espressiva. Ha le braccia snodate, ed è pertanto possibile staccarla dalla croce e deporla su una barella per il tradizionale trasporto del Venerdì Santo.
RESTAURO

Il Cristo in esame, è intagliato in legno di pero, e trattato con vari strati di preparazione di colla organica e gesso, il colore dell'incarnato e dei capelli, nonché la decorazione dei particolari, completa la bellezza dell'opera. Dal tipo d'intaglio e dai tratti somatici del volto, può essere attribuito alla scuola Donatelliana, esseI).do simile al Crocifisso ligneo custodito nella chiesa di Santa Croce a Firenze, opera giovanile di Donatello. Da un primo esame visivo, il Cristo si presentava in pessime condizioni di conservazione, grosse crepe, e con caduta di stucchi, sia per l'usura del tempo, sia per i vecchi interventi di restauro subiti, ( l'ultimo intervento risale al 1970 ). . La superficie del corpo presenta numerosi fori, prodotti dalla infestazione degli insetti xilofagi, inoltre si presentava opaca ed il colore dell' incarnato molto scuro, per la presenza della polvere e delle eventuali sostanze grasse depositate. Si è proceduto perciò al restauro dell' opera seguendo le seguenti fasi:
l - Trattamento antitarlo. - Effettuato mediante l'introduzione di un veleno (Permetar) diluito al 5% in petrolio, dato per iniezioni, e camera a gas, creata appositamente in laboratorio, per un tempo non inferiore alle 36 ore. Ripetuta per tre settimane sotto stretta osservazione.

Restauro eseguito con fondi costituiti con le offerte dei devoti.
Restauratrice : Loredana Rizzo

URNA CON IMMAGINE DI SANTA VITTORIA
CIVITA DI BAGNOREGIO DUOMO DI SAN DONATO
RELAZIONE DI RESTAURO

All'interno del Duomo situato sulla piazza principale dell'antico abitato di Civita si trova murata nella controfacciata e sorretta da elementi marmorei una piccola urna contenente l'immagine affrescatadi Santa Vittoria distesa su di un drappo decorato e poggiante il capo su un cuscino nero, a riproduzione del corpo della Santa defunta che doveva in passato essere stato deposto all'interno.
E' certamente difficile risalire alle vicende di quest'opera, e l'unica notizia certa è data dalla lapide sovrastante che ricorda la data in cui l'urna è stata collocata dove ora si trova, e cioè il 1782.
Dall'esame attuale si può osservare che si tratta in effetti di un piccolo sacello marmoreo risultante però dall'assemblaggio di diverse lastre, forse fratturatesi nel corso di spostamenti, o forse provenienti da manufatti diversi e antecedenti, come sembrerebbe testimoniare il lato superiore decorato da un' motivo ad ovoli tipico di edifici di epoca romana o tardo antica.
Anche le due mensole usate come sostegno, differenti fra loro per forma e dimensioni e di notevole fattura e bellezza, provengono certamente da un edificio esistente nel luogo molto prima dell'epoca in cui è stato eseguito il piccolo affresco devozionale, databile all'incirca al XV secolo, con un punto interrogativo per il frammento esistente sul lato destro con decorazione eseguita su uno strato di intonaco sottostante a quello dove è dipinta la Santa. L'intonaco presenta spessori diversi e una superficie abbastanza liscia. Non vi sono tracce di disegno preparatorio ne' di incisioni o altra forma di riporto e il dipinto è stato eseguito certamente in un'unica giornata. Sulla mano sinistra si nota un piccolo pentimento per la lunghezza delle dita. Lo stato di conservazione risultava abbastanza carente come dimostrato dalla perdita di quasi tutta la decorazione dei lati, mentre rimane molto danneggiato l'affresco del fondo. Si notano specialmente vaste cadute di intonaco nella parte bassa, e di colore un po' ovunque, dovute all'umidità presente nella muratura della Chiesa e penetrata nell'intonaco dell'affresco per assenza del supporto marmoreo retro stante che, se intatto avrebbe protetto il dipinto. Inoltre la qualità del dipinto stesso, eseguito a pennellate di colore denso e sovrapposte, ha facilitato ulteriormente le cadute di pellicola pittorica, specie nei ritocchi finali come le lumeggiature della veste rossa della Santa. L'intervento di restauro ha provveduto a consolidare i sottili strati di intonaco, sia nella loro struttura che nell'adesione al supporto, con l'uso di resina acrilica Primal AC 33 in soluzione acquosa, iniettato mediante siringhe e fatto assorbire dalla superficie per imbibizione.

La superficie pittorica è stata liberata da un leggero strato di polveI:e e fumo che ne offuscava i toni, con'l'uso di una soluzione leggera di ammonio carbonato in acqua distillata. Stuccature sono state operate lungo i margini delle cadute di intonaco ove necessario, e nelle lacune più profonde, utilizzando grassello di calce e sabbia di fiume miscelata a polvere di marmo. II reintegro pittorico è stato eseguito con colori ad acquerello Winsor & Newton.
Per quanto riguarda le superfici marmoree, sono stati rimossi meccanicamente i residui di cera e si è poi provveduto ad applicare un impacco di polpa di carta imbevuto di carbonato d'ammonio in soluzione satura lasciato a contatto con tempi diversi a seconda delle zone.
La lapide con la scritta non presentava ulteriori esigenze di pulitura, mentre sull'urna si è dovuto ripetere l'impacco una seconda volta ed è stato. necessario utilizzare una miscela AB 57 a causa delle incrostazioni tipiche dei manufatti di scavo. Le mensole inoltre presentavano un'ulteriore complicazione dovuta alla presenza di microrganismi instauratisi nella struttura stessa del marmo e rimossi con miscela biocida di Metadin e Preventol. L'aspetto finale dopo la pulitura si presenta comunque notevolmente alterato a causa di una sostanza bituminosa che è stata spalmata in passato lasciando residui penetrati nella grana decoesa in superficie della pietra. I vari elementi lapidei erano stati stuccati in passato nelle giunzioni con pesanti apporti di malte cementizie di colore scuro, che sono state interamente rimosse dalle superfici e sostituite con stuccature sotto livello di calce e polvere di marmo di colore adeguato.

Restauro eseguito con fondi costituiti con le offerte dei devoti.
Restauratrice : Cinzia Carletti

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