12.Dic.2017 
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FESTIVAL CINEMA INDIPENDENTE


Prima edizione



FESTIVAL RASSEGNA PREMIO DI CINEMA INDIPENDENTE
Intitolato ad Augusto Genina cineasta del Novecento
1913-1955: quarant'anni di cinema in bianco e nero
dal 26 luglio al 9 agosto 2003

AUGUSTO GENINA
Roma, 28/11/1892
Roma, 28/9/1957

Figlio di Luigi e di Anna Tombini, i suoi lo avrebbero voluto ufficiale di Marina, ma lui, frequentata la facoltà d'ingegneria (che poi abbandonerà), esercita funzioni di vice per la critica drammatica sulla rivista Il Mondo, scrive drammi e, su consiglio dell'amico Aldo De Benedetti, soggetti cinematografici. Uno di questi viene accettato dalla Film d'Arte Italiana (Beatrice d'Este, 1912) e un altro, da Negroni, per la Celio (L'anima del demi-monde, 1913). In quel medesimo anno esordisce nella regia col film La moglie di Sua Eccellenza, girato a Barcellona dalla Cines. Nel 1914 è alla Milano Films, nel 1915 passa alla Medusa di Roma, nel 1916 alla Monopol, sempre di Roma, nel 1917 all'Ambrosio e poi alla Tiber, nel 1918 all'Itala, nel 1920 alla Photodrama di Torino e alla Films Genina (da lui fondata), nel 1921 alla Libertas. Nel 1920 ha fornito a Righelli il soggetto L'orizzontale, portato sullo schermo come L'innamorata. Nel 1926 è in Germania, agli inizi del sonoro in Francia (1930) e successivamente ancora negli studi tedeschi. Nel 1936 gira in Italia Lo Squadrone bianco e da allora rimane sul set sino al 1955. Era cugino di Mario Camerini. Dopo una lunga relazione sentimentale con l'attrice Carmen Boni, si era sposato con la newyorchese Elizabeth Becker, in arte Betty Becker. Da giovane Augusto Genina azzeccò una previsione: non nascose a se stesso né agli altri la convinzione che sarebbe assurto, prima o poi, se non alla celebrità, almeno a un'alta reputazione. E ci riuscì. C'era, nelle sue origini di discendente d'una famiglia molto per bene, un'accentuata vocazione alla rispettabilità, acquisita grazie alla raffinatezza di un intellettualismo professionale costantemente praticato. Bastava, fra tutto, nell'albero genealogico, il precedente di uno zio critico famoso, Domenico Oliva, che fu anche l'ultimo direttore del Corriere della Sera, prima dell'avvento degli Albertini.

In contemporanea alla rassegna cinematografica, Mostra Collettiva di Arte Contemporanea "ARTE IN MOVIMENTO", tutti i giorni dalle 18 alle 24.
Saranno esposte le opere di: Carlo Bazzoni, Guido Borghi, Daniele Brocchi, Luisa Brunetti, Paola Cordischi, Elisabeth Frolet, Pietro Livi, Umberto Malatesta, Silvio Pasqualini, Gian Luca Proietti, Florindo Rilli , Umberto Romagnoli, Marco Zoi.



INTRODUZIONE
di Patrizia Sileoni
Direttore artistico


Già da molto tempo volevo realizzare un festival di Cinema Indipendente intitolato alla figura di Augusto Genina.
Molti tra i partecipanti di questa Prima edizione, dopo essere stati ripetutamente consultati negli anni scorsi, immagino abbiano finito per pensare che non si sarebbe più realizzato.
Augusto, che era nato da una famiglia "bene" ma molto colorata da temperamenti a tinte forti, avrebbe potuto fare altre scelte dati i suoi mezzi e la sua posizione; si sottoponeva invece di buon grado alle anticamere con le sue scritture sotto il braccio negli esordi di "cineasta da tavolino". Oggi sono cosciente quanto sia stato fonte di inspirazione averne respirato la personalità in virtù di componente della mia storia familiare e ho capito quanto importante sia stato il suo passaggio, non breve, nella storia del Cinema Italiano. Il Novecento è stato sicuramente un secolo denso di avvenimenti e innovazioni che si sono sovrapposti a un ritmo incalzante, nutrito da personaggi intellettualmente rilevanti che la rapidità con la quale si sono avvicendati non ci ha consentito il ritmo necessario per assaporarli. La mia politicizzata e ideologizzata gioventù, come di tutti quelli della mia generazione, mi ha allontanato con sospettosa diffidenza la figura di Augusto Genina per diversi anni. Con la maturità ho acquisito la pazienza dell'approfondimento e il rifiuto di qualsivoglia scorciatoia strumentalizzata. Questo mi ha restituito l'autorevolezza intellettuale di Augusto, riavvicinandomi alla sua entità sempre presente nella storia della mia famiglia. Anche Augusto naturalmente si era affascinato di simpatie ideologiche per i movimenti innovativi all'epoca della sua generazione e se ne lasciò ispirare. Con la maturità il sentirsi appiccicare dei cliché che perdipiù invadevano il campo professionale lo inasprì, soprattutto per la consapevolezza della propria autonomia e indipendenza sia economica che intellettuale. Rifiutò anche l'insistente commissione di Peron che gli chiedeva di realizzare un film sulla vita della moglie Evita. L'amarezza scaturitagli dall'appellativo della allora critica cinematografica di "Regista del Regime" ci conduce al risultato attuale: in Francia è conservata buona parte della sua cinematografia (1913-1955) con numerose occasioni di ricorrenze e commemorazioni a lui dedicate, accompagnate da una fervente attività dei collezionisti. In Italia la nostra Cineteca Nazionale fa una meritoria fatica a trattenere tre lungo metraggi e due corti. Augusto, che comprendo e conosco meglio adesso, ha determinato le scelte e il destino di mio padre, rimasto orfano del suo. Da zio affettuoso e molto legato alla sorella, per parte di madre, rimasta giovane vedova di guerra, si prese cura di instradarne il percorso come operatore cinematogra?co, introducendo il nipote in un mestiere e un mondo di maestri dell'interpretazione della luce e della sensibilità nel saper vedere quello che si guarda attraverso un obiettivo. Lo stesso fece con il cugino Mario Camerini, che gli fece da aiuto per alcuni anni. In seguito direttore della fotogra?a e cinereporter nella settimana I.N.C.O.M., il reportage cinematografico, insegna a mio padre l'istinto a trasmettere come sentire quello che si guarda, il sentimento nella visione che oggi mio fratello, che fa lo stesso mestiere, sta già insegnando a suo figlio. Ma è stato Augusto con la sua sensibilità mite, silenziosa e la sua generosità ad essere l'ombra di diversi destini. Ancora oggi la nostra casa di famiglia lo è per merito della ferma determinazione di Augusto nell'affermare i diritti di sua sorella nel complicato asse ereditario. Il carattere autoritario ed estremamente volitivo di sua madre, donna di eccezionale cultura e temperamento, ne fece, per contrasto, un intellettuale gentile. Quarant'anni di cinema, dal muto al sonoro, in cui nessuno ricorda un intervento autoritario o sgarbato sul set, autorevole sì, ma mai scortese, il che ne fece un elemento singolare per un direttore di scena. Al contrario, sua madre si guadagnò, con la proverbiale capacità di sintesi popolare dei romani, l'appellativo degli usceri-guardiani degli studi cinematogra?ci dove Augusto girava, inclusa Cinecittà, di "il Madro", anzi meglio "er Madro", dato il piglio affascinante ma autoritario nel presentarsi sovente con autista sul set al cospetto del figlio e delle maestranze tutte come massima autorità riconosciuta e lo stesso fu con i suoi due mariti. Augusto, da affettuosissimo figlio che ne subiva anche il fascino, la viziava e assecondava ogni capriccio sapendone anche maneggiare le briglie e placandone all'occorrenza le eccessive impennate. Di certo non l'assecondò nello scegliersi la moglie, la newyorchese Elizabeth Becker, in arte Betty Becker, che evoluta quanto lei era troppo sofisticata per sottomettersi. Entrati nel nuovo millennio ho trovato giusto ritrovare un po' delle nostre radici e mi piacerebbe con questo appuntamento creare nella città del Cinema, conosciuta nel mondo anche per questo, un'occasione di aggregazione tra gli autori e le produzioni. I presupposti di un incontro creativo, di "Movimento Italiano" e approfondimento sulla storia del nostro cinema. Credo inoltre fermamente che in ogni epoca sia importante manifestare l'esigenza creativa di confrontarsi per lasciare un futuro con un passato che valga la pena di essere ricordato. Ringrazio Carlo Bassoli, Antonio Tomei, la Scuola Nazionale di Cinema-Cineteca Nazionale, tutti gli intervenuti a questa Prima edizione e i collaboratori, gli artisti che hanno partecipato alla mostra di arte contemporanea "Arte in Movimento", il mio compagno per la pazienza di cui mi ha fatto dono.



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